L’esperienza dell’Università di Verona mostra come una revisione strutturata dei trattamenti possa portare alla rivalutazione di circa quattro farmaci per paziente, riducendo prescrizioni non più appropriate senza compromettere l’efficacia delle cure.
Una sfida sempre più attuale
Con l’invecchiamento della popolazione aumenta il numero di pazienti che convivono con più patologie croniche e che assumono quotidianamente numerosi farmaci. Una condizione spesso inevitabile, ma che richiede un monitoraggio costante per verificare che ogni terapia continui a essere realmente indicata, efficace e sicura. È questo il principio alla base della medication review, la revisione sistematica delle terapie farmacologiche, che può essere accompagnata, quando appropriato, dal cosiddetto deprescribing, ovvero dalla sospensione o rimodulazione dei farmaci non più necessari.
Personalizzare le cure, non ridurre i farmaci a tutti i costi
L’esperienza sviluppata dall’Università di Verona, presentata durante un recente convegno della Società Italiana di Farmacologia (SIF), evidenzia come ogni paziente sottoposto a revisione abbia visto rivalutati mediamente quattro trattamenti farmacologici. L’obiettivo, tuttavia, non è diminuire indiscriminatamente il numero delle prescrizioni, ma adattare la terapia all’evoluzione delle condizioni cliniche della persona, evitando duplicazioni, interazioni, dosaggi non più adeguati o trattamenti prolungati oltre il necessario.
Benefici clinici ed economici
Tra i medicinali più frequentemente rivalutati figurano benzodiazepine, gastroprotettori, statine e diuretici, farmaci molto utilizzati ma che negli anziani richiedono una verifica periodica del rapporto tra benefici e rischi. Secondo i dati presentati, la revisione delle terapie può migliorare l’appropriatezza prescrittiva, aumentare la sicurezza dei pazienti e contribuire anche alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, con un risparmio stimato superiore a 60 mila euro l’anno ogni 100 pazienti valutati.
La prospettiva è quella di trasformare questo modello in una pratica sempre più diffusa, rafforzando la collaborazione tra medici di medicina generale, specialisti, farmacologi clinici e farmacisti, nell’ottica di una medicina realmente personalizzata e centrata sulla persona.