I Pronto soccorso italiani continuano a lavorare in condizioni critiche. Carenza di personale, accessi in aumento, pazienti costretti ad attendere per ore in barella e ricorso ancora diffuso ai cosiddetti “gettonisti”: è questa la fotografia scattata dalla nuova indagine della SIMEU, la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza, presentata durante il Congresso nazionale di Napoli.

Il dato più allarmante riguarda gli organici medici

Soltanto l’11% delle strutture coinvolte nell’indagine dichiara infatti di avere personale sufficiente per garantire il servizio senza integrazioni esterne. Tutti gli altri Pronto soccorso sopravvivono grazie a prestazioni aggiuntive dei dirigenti medici, contratti libero-professionali o personale esterno. In quasi tre strutture su dieci si continua inoltre a fare ricorso alle agenzie di servizi, nonostante le indicazioni ministeriali volte a limitarne l’utilizzo.

L’indagine, condotta su un campione di strutture corrispondente a circa 3 milioni di accessi registrati nel corso del 2025, evidenzia anche una crescita costante della domanda di assistenza. Secondo SIMEU, gli accessi ai Pronto soccorso sono aumentati del 3% rispetto al 2024 e di oltre il 6% rispetto al 2023. Un incremento che pesa su un sistema già fortemente in affanno.

A rendere ancora più complessa la situazione è il fenomeno del boarding, cioè la permanenza prolungata dei pazienti in barella in attesa di un posto letto nei reparti ospedalieri. Il 70% delle strutture coinvolte nell’indagine dichiara di affrontare quotidianamente questo problema. Nelle aree mediche, il tempo medio di attesa per il ricovero arriva a circa 23 ore.

Per gli operatori sanitari si tratta ormai di una condizione strutturale che alimenta stress, burnout e abbandono della professione

Alessandro Riccardi, presidente SIMEU, ha sottolineato come il boarding non sia più sostenibile né per i pazienti né per i professionisti dell’emergenza-urgenza, evidenziando il rischio di un progressivo impoverimento del sistema sanitario pubblico.
Il quadro si inserisce in una crisi più ampia che coinvolge il Servizio sanitario nazionale: mancano medici e infermieri, i posti letto restano insufficienti e l’integrazione con la medicina territoriale continua a essere debole. Il risultato è che il Pronto soccorso diventa sempre più spesso l’unico punto di riferimento per cittadini fragili, anziani e pazienti cronici.
L’indagine conferma una situazione di emergenza ormai cronica. E mentre aumentano gli accessi e si aggravano le difficoltà organizzative, il rischio concreto è che a pagare il prezzo più alto siano sia i professionisti sanitari sia i cittadini che attendono cure rapide e adeguate.

Fonte: Quotidiano Sanità