Il rapporto tra spese militari e sanità ha effetti concreti sui sistemi di cura e sull’accesso alle prestazioni sanitarie.
Con l’aumentare delle spese militari si riduce l’investimento per la sanità. Non è un’affermazione astratta ma esiste davvero un legame scientifico tra aumento delle spese militari e la riduzione di quella sanitaria. È un legame di causa-effetto, non una semplice coincidenza.
Un’analisi pubblicata su The Lancet evidenzia un rapporto diretto tra investimenti in armi e risorse destinate alla salute: un aumento dell’1% della spesa militare si associa a una riduzione dello 0,62% della spesa sanitaria pubblica.
IL MANIFESTO
Nel marzo 2026, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha approvato il manifesto “Medici e Pace “, sottoscritto nell’ambito del convegno “Curare senza paura” a Perugia.
Il documento afferma con chiarezza che i sistemi sanitari pubblici e universalistici sono “infrastrutture di pace”.
La pace non è un tema estraneo alla Medicina, è una sua condizione essenziale: la professione medica sta dalla parte della vita e della dignità umana, senza distinzione. In un tempo segnato da conflitti e nuove fragilità sociali, i Medici sentono ancora più forte il dovere di affermare che curare significa, oltre che alleviare le sofferenze, costruire fiducia, dialogo e speranza.
L’impegno per la pace non è solo un dovere etico ma costituisce una necessità concreta per la tutela del diritto alla salute
I conflitti in corso non sono scenari lontani. Oltre ai problemi energetici, vengono colpite direttamente le filiere da cui dipende la nostra sanità. Farmaci essenziali (antibiotici, antidiabetici, oncologici) dipendono da materie prime di origine petrolchimica il cui approvvigionamento è reso instabile dai conflitti. Questo scenario si innesta su un servizio sanitario nazionale già sotto pressione strutturale: le risorse vengono erose dall’inflazione e dai costi energetici, mentre l’invecchiamento della popolazione amplia costantemente la domanda di cure.
In altre parole: abbiamo un sistema che spende di più e ottiene di meno, in una forbice destinata ad allargarsi.
Ha ragione il Papa: “miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare […] Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”.
Noi Medici condanniamo la guerra perché incompatibile con i valori della vita e con i principi costituzionali ed europei su cui si fonda la convivenza pacifica.
La guerra provoca un terribile costo umano, colpendo principalmente i civili con milioni di morti diretti e indiretti, feriti, traumi indelebili e sfollamenti forzati. La maggioranza delle vittime nei conflitti moderni non sono soldati, ma persone comuni, tra cui donne e bambini, spesso colpiti intenzionalmente o nei bombardamenti.
Oltre alla perdita di vite, distrugge infrastrutture, economie e l'ambiente, generando sofferenza a lungo termine, insicurezza alimentare e la perdita di intere generazioni.