Il caffè costituisce una delle bevande più consumate a livello globale e, per oltre un secolo, è stato oggetto di intense ricerche scientifiche riguardo ai suoi potenziali effetti sulla salute umana. Le evidenze emergenti suggeriscono che il consumo moderato di caffè può influenzare favorevolmente diversi esiti di salute, in particolare quelli cardiovascolari, pur con alcune cautele in popolazioni specifiche.

OMCeOMI ha recentemente portato simbolicamente sul banco degli imputati il caffè, una delle bevande più amate dagli italiani: le stime parlano di 35 miliardi di tazzine bevute all’anno in Italia, 800 milioni a Milano. L’obiettivo del “processo” è stato analizzare in modo critico effetti, benefici e contraddizioni.
Ecco cosa è emerso.

Consumo moderato e rischio cardiovascolare

Molte analisi epidemiologiche indicano che un consumo moderato di caffè — 1-3 tazze al giorno — non è associato a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari e, anzi, può correlarsi a esiti favorevoli. Studi osservazionali su grandi coorti hanno evidenziato una relazione inversa con mortalità cardiovascolare e generale in individui che consumano da una a tre tazze di caffè quotidianamente, rispetto ai non consumatori.
In una metanalisi di studi prospettici, l’associazione tra consumo di caffè e rischio di malattia cardiovascolare mostrò una curva a “U-invertita”: fino a tre o quattro tazze al giorno si osserva un rischio ridotto, mentre un consumo eccessivo non apporta ulteriori benefici e potrebbe persino attenuare gli effetti positivi.

Meccanismi biologici

Gli effetti potenzialmente benefici del caffè sulla salute cardiovascolare sono attribuiti non solo alla caffeina, ma anche a composti bioattivi come polifenoli e antiossidanti che possono modulare processi infiammatori, ridurre lo stress ossidativo e migliorare il profilo lipidico. Questi meccanismi possono contribuire a una riduzione della rigidità arteriosa, della pressione sanguigna e dell’aterosclerosi subclinica.
Tuttavia, alcuni componenti non filtrati (ad esempio cafestolo e kahweol) possono aumentare i livelli di colesterolo LDL se presenti in quantità elevate in bevande non adeguatamente filtrate.

Nonostante le evidenze favorevoli, è importante interpretare i dati con cautela:

  • Le associazioni osservate non implicano un rapporto causale diretto, ma indicano correlazioni consistenti tra consumo moderato di caffè e miglioramento di alcuni indicatori di salute cardiovascolare.
  • La risposta individuale al caffè può variare in base a fattori genetici, condizioni cliniche preesistenti, presenza di ipertensione, e modalità di preparazione della bevanda.
  • La qualità del caffè e le abitudini di consumo (quantità di zucchero e latte aggiunto) possono influenzare gli esiti clinici.

L’insieme delle evidenze suggerisce che un consumo moderato di caffè (≤ 3 tazzine al giorno) è generalmente compatibile con un profilo cardiovascolare favorevole e non rappresenta un rischio significativo per la popolazione sana. Tuttavia, esistono variabili individuali e fattori di stile di vita che devono essere considerati nella pratica clinica