La questione delle liste d’attesa non è un problema di oggi, sono anni che lo segnaliamo. Ma non si vedono soluzioni ragionevoli in vista…
Si continua ad aggirare l’ostacolo con varie iniziative ma non si va al cuore del problema quando servirebbe solo una cosa semplice: aumentare il personale medico, rendendo attrattive le professioni sanitarie con stipendi adeguati e soprattutto restituendo dignità al Medico con il riconoscimento del suo ruolo attraverso ritmi di lavoro più accettabili e una qualità di vita dignitosa.

Bisogna prima di tutto non far scappare il personale dalla sanità pubblica e poi fare concorsi per assunzioni con regole di ingaggio più compatibili con le aspirazioni del medico, cioè lasciare che il medico faccia il medico e non il contabile o passacarte.
In altre parole rispettare i fondamentali della professione: sintetizzati nell’art.4 del Codice Deontologico  che recita “l’esercizio della professione del medico è fondato sui principi di libertà indipendenza e autonomia e responsabilità”.

Al contrario oggi il medico non è più libero nelle sue decisioni cliniche.
Non intendo dire che ognuno sia libero di fare quello che vuole: la scienza medica esige l’adesione alle evidenze scientifiche, ma queste vanno calibrate sulle singole persone malate, dove ognuno ha le sue specificità e complessità cliniche (dovute alle pluri-patologie di cui uno soffre).
Non basta un algoritmo…

Tutti siamo d’accordo che ci deve essere una attenzione alle risorse disponibili.
Non ci sono soldi per la sanità pubblica: e allora come fare per ridurre le liste d’attesa in assenza di adeguati finanziamenti in personale e strumentazioni tecnologiche?
Semplice: si interviene sui medici prescrittori impegnandoli a razionalizzare le prescrizioni.
Si tira in ballo la appropriatezza delle prescrizioni. E chi non è d’accordo che ci debba essere una attenzione alle risorse disponibili e che le prescrizioni debbano essere appropriate. Ma la famosa parolina appropriatezza in sanità ha un significato diverso da quello che viene declinato da questo management sanitario: si basa su parametri statistici a partire dalla spesa standard messa in relazione ai quadri epidemiologici che il più delle volte sono altra cosa rispetto a quel che è meglio cioè utile per i pazienti singoli, per malati con una storia clinica ben definita e specifica.
Si vuole standardizzare e uniformare per gruppi di malati con la stessa patologia le cure, le terapie e le prescrizioni non tenendo conto delle specificità di ogni singolo paziente.

Io personalmente (ma credo anche ogni medico) non ho mai visto un malato uguale ad un altro. Ogni malato, ogni persona ha la sua specificità, la sua storia le sue co-morbilità, e pertanto esige cure e accertamenti specifici caso per caso.

Cosa accade ora?

In base a calcoli statistici, epidemiologici, utilizzando anche algoritmi, un’azienda sanitaria crede di sapere bene quali terapie, quante Tac oltre a ecografie, visite specialistiche servono in quel territorio e anche con quali priorità vanno prescritte.
E se i suoi tecnici vedono che le prescrizioni dei medici superano una determinata quella soglia prefissata per quel medico, farà scattare le reprimende.
Si convocano i medici a rendere conto ad una commissione, tra l’altro, non sempre composta da medici, ma per lo più da statistici, amministrativi, farmacisti, impiegati del CUP che spiegano (a te medico che hai studiato medicina per più di 10 anni e che magari hai una buona esperienza lavorativa di parecchi anni), come devi curare la gente.
E poi ci si meraviglia e si stracciano le vesti se i medici scappano dalla sanità pubblica.

Invoco più rispetto per questa nostra Professione!

Ci sono metodi diretti o indiretti e pressioni più o meno velate per orientare il comportamento decisionale del medico. L’idea di fare solo esami utili è giusta e logica ma questa intrapresa non è la strada giusta perché l’appropriatezza così come declinata rischia di essere un parametro statistico e non un modo per dare a ogni paziente ciò di cui ha realmente bisogno (precisando non ciò che lui desidera ma ciò di cui lui ha veramente bisogno).

Intendiamoci bene, le prescrizioni inutili ci sono: per arginarle serve un patto vero tra Medici e ULS basato sulla clinica e non sulla statistica.
Un algoritmo o una reprimenda servono solo a tagliare i servizi… E chi pagherà le conseguenze di queste scelte sono sempre i poveri pazienti.