Stetoscopio n.2 - maggio 2021: clicca per aprire la versione in PDF

Mentre volano gli stracci il Recovery delude i medici

 

Volano gli stracci. Ora che il peggio sembra passato si scatenano le polemiche sugli errori, veri o presunti, che hanno portato l’Italia a essere tra i Paesi più colpiti per numero di contagi e di morti da Covid.


A livello (basso) politico è zuffa continua: su un’ora o meno di “coprifuoco”, sulle riaperture, sul ministro Speranza del quale si chiedono le dimissioni ma poi viene salvato dal voto di sfiducia in Parlamento.


Virologi e scienziati, da sempre sconosciuti al grande pubblico ma diventati con la pandemia prime donne dello star system, come tali si comportano insultandosi senza ritegno a favore di telecamera: Bassetti e Galli come neanche al Grande Fratello.


Il Presidente del Veneto, durante la prima ondata osannato come il neo-Cavour per avere seguito i suggerimenti del professor Crisanti (poi messo da parte perché troppo ingombrante) finisce per essere trattato da alcuni opinionisti come un venditore di fumo per tutti i record negativi della seconda ondata. L’avversario più  accanito è proprio Crisanti che irride, con uno studio reso pubblico, la validità dei tamponi veloci tanto pubblicizzati dallo stesso Zaia in numerose conferenze  stampa. Zaia non ci sta e, attraverso l’Azienda Zero querela per diffamazione Crisanti che, con la sua ben nota modestia, si paragona a Galileo. Molti scienziati e professori universitari lo difendono, mentre il professor Giorgio Palù, Presidente AIFA, lo declassa a “esperto di zanzare”. E qui ci fermiamo.


Come colonna sonora in sottofondo le polemiche sui vaccini. Astrazeneca si, Astrazeneca no agli over 70, anzi va bene anche agli over 50; si però anche il  Johson&Johnson...e quello russo inoculato a San Marino? Nella confusione di mille comunicazioni contraddittorie e di innumerevoli fake news, gli italiani si stanno convincendo che sia possibile vaccinarsi à la carte!


Giornali, Tv e social (dove si pontifica su qualsiasi argomento senza conoscerlo) sono le consuete armi di distrazione di massa. Seguono gli stracci che volano ma non si pongono la domanda essenziale per capire il nostro futuro: come cambierà (se cambierà) la Sanità pubblica dopo i disastri del Covid?


Poco e non necessariamente in meglio, vien da dire a una prima lettura del Recovery Plan. Le risorse dedicate alla Sanità sono passate dai 64 miliardi del primo progetto Speranza ai 19,7 approvati a gennaio per finire agli attuali 15,6. Col contentino di altri 4,6 miliardi che graverebbero sul disavanzo nazionale. I 34,3 miliardi per gli ospedali sono diventati 5,6!


Ci aspettavamo chissà quale rivoluzione per la medicina sul territorio e invece ci ritroviamo con un fumoso progetto di Case della Comunità per i medici di famiglia (in contrasto con la tanto invocata Assistenza di prossimità) e il ritrito leit-motive degli Ospedali di Comunità dove non è ancora chiaro il ruolo dei medici.
Torneremo ad analizzare più da vicino questo “Recovery delle meraviglie”, per il momento accontentiamoci del francobollo commemorativo dedicato ai Medici.


Augurandoci non sia il monumento alla morte del Servizio Sanitario Nazionale.