"Stetoscopio" n.2/ 2019  clicca per aprire la versione in PDF

Il Paese dei cachi non è Paese per medici


Opera et impensa periit, fatica e denaro sprecati, gracchiava il corvo parlante all’apparire di Cesare Augusto.
Opera et impensa periit, ripescato chissà come dai meandri della memoria, è il fastidioso leitmotive che mi passa nella mente analizzando la situazione in cui versa la nostra professione e pensando alle iniziative e alle energie che Ordini e Sindacati di categoria hanno dedicato e continuano a dedicare per far comprendere alla politica l’urgenza di seri interventi per assicurare agli italiani la continuità di un dignitoso Servizio Sanitario per tutti. E mi chiedo com’è possibile che nessuno al Governo si renda conto di come la situazione stia precipitando e ai rischi che fanno correre al “popolo” al quale si appellano continuamente e che si sforzano di governare.
Troppo occupati a cambiare felpe e giubbotti, ad accogliere come un capo di Stato uno sgarrupato delinquente regalatoci dalla Bolivia, a preconizzare un improbabile boom economico o a scatenare tifo da stadio attorno a Tav, Triv, Tap, troppo indaffarati a usare le micidiali armi di distrazione di massa in loro possesso per stordire l’opinione pubblica, non si pongono la più semplice delle domande che ogni politico che guardasse al di là del proprio naso (o imminente elezione) dovrebbe porsi: chi curerà in un prossimo domani gli italiani?
Siamo rimasti solo noi medici a chiedercelo, i medici del Servizio Sanitario ridotti come una tribù indiana relegata in una riserva: sempre di meno e sempre più
abbandonati. Molti scelgono di uscirne (si calcola il 10%) alla ricerca di soddisfazioni professionali ed economiche maggiori, ma chi resta appare sempre più sfiduciato e preoccupato per uno Stato che non tutela le proprie risorse professionali e stenta a trovarne di nuove. Nella nostra Regione, il “Veneto locomotiva d’Italia”, mancano 1300 medici e nei concorsi per assumere a tempo indeterminato il numero di candidati è inferiore a quello richiesto, così 357 posizioni vacanti non sono state coperte.
In Italia solo il 75 per cento degli specialisti formati sceglie di lavorare per il SSN e chi può va all’estero dove i medici italiani sono richiesti, rispettati e ben retribuiti. Secondo uno studio di Anaao Assomed, nel 2025 negli ospedali mancheranno 16.500 specialisti e i Pronto Soccorso rischiano di rimanere senza medici. Il numero chiuso alle Università però rimane così come il blocco del turn-over e i pensionamenti d’ufficio senza preoccuparsi dei ricambi.
Opera et impensa periit, il Paese dei cachi non è un Paese per medici.