Editoriale del Presidente - dicembre 2018
Noi Medici nell’epoca della postmedicina

Da qualche anno si parla di postmodernità, una condizione culturale di disillusione successiva al fallimento e alla disgregazione delle convinzioni e delle certezze del ventesimo secolo.

Viviamo un “presente liquido” che fatica a trovare punti di riferimento nel passato ma che non ha ancora individuato approdi chiari e sicuri per il futuro. Una società confusa, condizionata da flussi indecifrabili di dati e di notizie discordanti e in cui il mondo sembra andare troppo in fretta per permettere alla gente di riflettere e comprendere quello che accade intorno.

Nel tentativo di etichettare con una definizione la nostra quotidianità, potremmo dire di vivere nell’epoca del post. Sia nell’accezione inglese, applicata al “sacro web”, di pubblicazione di messaggi testuali che esprimono opinioni, concetti, convinzioni personali da affidare allo spazio comune di Internet, sia nel significato latino di “dopo”, di aggiunta, di superamento.

Miliardi di comunicazioni, commenti, esternazioni più o meno demenziali, notizie false vengono “postate” quotidianamente dalle fonti più disparate, spesso dedicate ad avvelenare i pozzi della conoscenza, e servite al popolo che si autoconvince di tutto sapere e comprendere perché perennemente connesso alla Rete.

Così di post in post siamo arrivati alla “postdemocrazia” che si nutre delle “postverità” dove i fatti sono irrilevanti a fronte di narrazioni emotive, di granitiche convinzioni personali fondate su pregiudizi, di distorsioni subdolamente fabbricate da addetti stampa al servizio dei demagoghi di turno, manipolatori di consensi o influenzatori di nuovi bisogni.


Questo preoccupante contesto non può lasciare indenne la medicina e il ruolo del medico, indeboliti da “postverità” che tendono a sconfessare gli esperti e a privilegiare il consenso della Rete.


Ci stiamo avviando, e in parte già siamo, nell’epoca della “postmedicina”.


La medicina progredisce con ritmi travolgenti sul piano scientifico e tecnologico, la società è cambiata, e ha perso gli antichi valori di riferimento. I portatori di interessi nell’ambito della salute si sono moltiplicati. Interi settori della società hanno una idea di malattia, di malato e di salute spesso diversa dalla nostra, cioè quella scientificamente accreditata. La questione dei vaccini è paradigmatica.

Rimanere ancorati a una visione “tradizionale” o “romantica” della nostra professione non è più possibile in un contesto sociale colmo di contraddizioni, di disuguaglianze, di politiche sanitarie che non pensano a produrre salute ma si limitano, con mezzi sempre più ridotti, a regolamentare l’“appropriatezza” delle cure quasi che il medico sia un elemento ostile dei burocrati che tutto controllano anche se poco capiscono.

Come sarà la medicina dei prossimi anni? Prevarrà la medicina amministrata/burocratica che persegue la logica del risparmio e del controllo della spesa o quella legata all’economia di mercato, dove il valore assoluto è costituito dal profitto e dal successo economico? O ancora, si farà strada la medicina del servizio al cittadino fatta da persone libere che possiedono specifiche competenze e operano in autonomia di giudizio?

E il Medico? Chi sarà e cosa farà il Medico del prossimo futuro? Sarà un burocrate esecutore di procedure standardizzate e rigide, appiattito sulla applicazione di linee guida regionali o aziendali, implementate da algoritmi? O sarà un manovale qualificato della salute, inserito in una medicina di impresa destinato al ruolo di semplice produttore di prestazioni, con i poveri pazienti ridotti a semplici “consumatori” di assistenza? Ci sarà ancora spazio per un Medico che si prenda cura delle persone per cercare di guarirle o per lo meno alleviare le loro sofferenze?


Nell’epoca della postmedicina nulla sarà come prima!


Sarà necessario, allora, ripensare la nostra professione mettendo a punto un modello di medico e di medicina adeguato al tipo di società presente, in sostanza una nuova vision della medicina all’altezza e al passo dei tempi, che deve operare in questa società, in questo contesto socio politico, con queste risorse.

La Storia della Medicina, del resto, è sempre stata contrassegnata da continui ripensamenti di ruolo per adattare l’essere medico alle mutate esigenze della società.

Ma qualunque siano le condizioni nelle quali noi Medici saremo costretti ad agire, la nostra missione resterà comunque quello di curare e guarire la gente.

I valori di fondo che ci portiamo dentro e i principi che ispirano il nostro fare potranno contribuire a superare questi tempi di crisi o per lo meno ci aiuteranno a non esserne travolti.


Buon Natale e un forte abbraccio a Tutti.


Michele Valente
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza