Editoriale del Presidente - dicembre 2018

Non abbassiamo la guardia.

 

I parametri per valutare la riuscita di una protesta non sono mai univoci e lo sciopero dei medi ci ospedalieri del 23 novembre non fa eccezione. Così se possiamo definire un grande successo i dati dell’astensione che ha superato l’80 per cento, cifra record per la nostra professione, mai propensa a fare pesare sui pazienti i disagi della categoria, non possiamo non cogliere da un lato la consueta superficialità del Governo nell’affrontare i problemi che affliggono sempre più pesantemente la Sanità pubblica e dall’altro lo scarso coinvolgimento dell’opinione pubblica indirizzata dai media nazionali più sui disagi (contenuti) per i pazienti che sulle ragioni di fondo della protesta.
Quanti hanno capito che la nostra maggiore preoccupazione è di salvare la Sanità pubblica?

Quanti hanno capito il pericolo che incombe sulle fasce più deboli della società grazie a una politica che da anni tende a privilegiare (e foraggiare) la Sanità dei grandi gruppi privati per nascondere, a spese dei cittadini, l’ignavia di una cronica incapacità di gestire onestamente, con oculatezza e competenza la Sanità pubblica? Qualche dubbio è legittimo averlo.
Qualcosa comunque è stato ottenuto sia sul piano dell’opinione pubblica che, se non altro, si è resa conto delle crescenti difficoltà che incontriamo nella quotidianità del nostro lavoro, sia da parte dei governanti che sembra abbiano preso atto della legittimità della protesta dando segno di una timida volontà di intervenire per venire incontro alle nostre sacrosante esigenze.
Dico “timida” perché l’incontro tra il sottosegretario Giorgetti e il ministro della Salute Grillo da una parte e il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini si è concluso con la promessa (“impegno”, visti i precedenti, è una parola grossa) di un centinaio di milioni per ridurre le liste d’attesa e un incremento di due miliardi per il Fondo sanitario nazionale nel 2020 “subordinato alla stipula di un nuovo contratto sulla salute”.
Campa cavallo! E sul rinnovo del contratto? Vaghezza assoluta.

Il bicchiere può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto, perché qualcosa si è mosso, ma è evidente che non possiamo abbassare la guardia perché i soliti pannicelli caldi non bastano più. È necessario un netto cambio di rotta per evitare il rischio di un sistema sanitario a doppio regime che andrebbe ancor più a detrimento delle classi meno abbienti oltre a penalizzare la professionalità dei medici impegnati nel Sistema Sanitario Pubblico.

Sforziamoci di pensare positivo, cari colleghi, affidandoci all’ottimismo della volontà, anche se la promozione a Sottosegretario (al Ministero della Salute) del veronese Luca Coletto, che non ha dato grandi prove di sé come Assessore alla Sanità se non avallando copiosi finanziamenti alla sanità dei privati, e la mezza proposta buttata lì dal presidente Zaia di trovare risorse per “mutualizzare” le visite veterinarie per gli animali da compagnia, accresce la tentazione di cedere al pessimismo della ragione.

Michele Valente
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza