Editoriale del Presidente - novembre 2018

Il diritto di dire “basta”

L’Ordine dei Medici è il terminale di pressioni, delusioni, sofferenze di medici e cittadini che si vedono negati diritti e vivono situazioni di disagio che non sempre sono riconducibili alla grave crisi economica che sta attraversando il Paese: siamo dunque consapevoli del ruolo istituzionale e della rilevanza sociale dell’Ordine perché, tra i nostri compiti, vi è anche quello di offrire prospettive, dare speranze e indicare le strade da seguire.

In considerazione e nel rispetto di tale ruolo, abbiamo superato il tradizionale riserbo di un Ordine professionale a scendere in campo, a fianco dei Medici in stato di agitazione e che hanno proclamato lo sciopero del 23 novembre.


L’Ordine condivide e sostiene lo sciopero del 23 novembre


“Non ho mai scioperato ma il 23 novembre non andrò in reparto”; “il 23 per la prima volta sciopererò perché ormai la misura è colma e la nostra professione sta diventando una mission impossible”; “questo governo di illusionisti parla ancora di risparmi sulla sanità pubblica tagliando gli sprechi! E saremmo noi medici gli sprechi? Vergognosi!”.
Questi sono alcuni messaggi che ho ricevuto in questi giorni da colleghi esasperati e mai avevo raccolto tanta amarezza e determinazione dagli iscritti all’Ordine alla vigilia di uno sciopero.
La cosa non mi meraviglia perché è evidente, anche ai più scettici e ai meno “impegnati”, che la situazione sta precipitando nel baratro dopo anni di promesse disattese, di politiche sanitarie demenziali, di risparmi sulla nostra pelle, di “regalie” alla sanità privata, di fumo negli occhi dei pazienti che la pazienza hanno perso e riversano la loro rabbia e frustrazione sul medico
Tra i vari slogan scelti dalle sigle sindacali per spiegare le ragioni dello sciopero ve n’è uno che dovrebbe fare riflettere gli italiani : “La sanità è malata, aiutateci a curarla!” Poche parole per riassumere il vero nocciolo della questione: avanti di questo passo, con i giovani affogati nel precariato, un contratto che non viene rinnovato da dieci anni, i turni massacranti e l’esodo di interi reparti verso le cliniche private, i medici che vanno in pensione, il blocco del turnover, il numero inadeguato delle borse di studio, porteranno in breve tempo la sanità pubblica al disastro, al default!
A fronte di una situazione che si va degradando di giorno in giorno c’è da restare basiti di fronte alla supponenza, figlia del pressapochismo e dell’ignoranza, di chi pensa di risolvere il problema della carenza di medici andando a cercarli all’estero.

Chissenefrega se i nostri neolaureati emigrano in tutti i Paesi d’Europa dove sono stimati e richiesti, chissenefrega delle borse di studio per le specializzazioni assolutamente inadeguate alle necessità del Paese: i veri nemici (e sì, importante è trovare il nemico e additarlo al pubblico ludibrio!) sono i medici e allora gliela facciamo vedere noi. I medici andiamo a cercarli all’estero, nei Paesi dell’Est. Basterà un esame di italiano e il gioco è fatto!

A parte la superficiale idiozia di questa pensata, i giochi non sono fatti per niente. E l’Italia come Paese di Bengodi per i professionisti dell’Est è una mera  illusione: in Italia non vengono! La clamorosa dimostrazione si è avuta a Treviso dove non sono riusciti a trovare medici dell’Est Europa disposti a trasferirsi in Veneto.
Lo ha ammesso il presidente della Camera di Commercio trevigiana che aveva ricevuto dall’ULSS l’incarico di effettuare un’indagine. “Il risultato della ricerca è stato negativo  -- ha dichiarato il presidente Mario Pozza -- purtroppo l’Italia non è appetibile quanto la Germania, che paga di più.”
Bisognava far fare una indagine dalle Camere di Commercio per conoscere quello che tutti sanno: che il lavoro negli ospedali italiani non è appetibile. Ma non è finita, ora sembra che andranno a cercarli in America Latina!

Povera Italia, come siamo caduti in basso! E quanto suona fuori luogo la parola d’ordine “prima gli italiani” dei nostri politici urlatori.

L’appello


Il migliore regalo che potremmo fare a questa politica è la rassegnazione, quasi che gli eventi siano ineluttabili. In questi ultimi anni abbiamo assistito a un attacco senza precedenti alla professionalità del Medico fino a umiliare la Sua dignità, con provvedimenti senza senso oltre che inutili o dannosi per la sanità.
Spieghiamo ai cittadini che senza i medici restano solo i miracoli.


Basta e avanza per scioperare.


Michele Valente
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza