Editoriale del Presidente - ottobre 2018

La democrazia della Rete e la stupidità del saccente


Né il “so di non sapere” di socratica memoria né tantomeno la “docta ignorantia” di Niccolò Cusano sembrano avere più posto nella società dei social nella quale siamo sempre più avviluppati e dove non desta alcuna reazione la proposta di legge presentata il 31 luglio scorso dalla grillina Maria Pallini. L’onorevole  pentastellata tende a superare la meritocrazia proponendo il divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici, nel solco del pensiero, aperto anni fa da Bossi e ai giorni nostri da Beppe Grillo, di abolire il valore legale della laurea.

Perché dico questo? Perché in questa perdita di valore e di ruolo della cultura e della scienza veniamo trascinati anche noi medici, non solo nel nostro ruolo  sociale e scientifico ma anche nelle nostre decisioni, affermazioni, consigli che vengono continuamente messi in discussione e confutati.

Oggi non ci si stupisce più di nulla perché il sapere sembra illusoriamente alla portata di tutti, un accesso a Google vale più di dieci anni di studio e il medico non è più un punto di riferimento in materia di salute, ma un tecnico o un burocrate passacarte su cui scaricare le frustrazioni per i malfunzionamenti dei servizi sani-
tari.

D’altra parte basta andare cinque minuti su Google e si capisce cosa intendeva l’eroe televisivo doctor House quando a una paziente che contestava una sua diagnosi, perché aveva letto un parere diverso su internet, rispose: “già, perché prendere una laurea in Medicina e studiare tanto quando c’è Google?”.

Come sostiene anche il Prof. Roberto Burioni l’ignoranza è diventata saccenza e ora affoghiamo nelle false certezze. L’ignorante ha sempre delle fonti da citare, fonti di ignoranza, un link dove ha letto qualcosa.

Dario Bressanini, nel suo blog che vuole smentire una serie di bufale su presunti cibi cancerogeni diffusi da un youtuber che si chiama Infinito, ha centomila iscritti, mentre questo signor Infinito ne ha qualche milione.
Se andassimo alle elezioni, Infinito sarebbe ministro.
È la democrazia dell’ ignoranza, ma la scienza non è democratica e di fronte all’evidenza scientifica il numero di like non può decidere se una terapia applicata con rigore e metodo è valida o meno.

A fronte di un fenomeno dilagante e quasi inarrestabile consentitemi una considerazione critica sulle condizioni nelle quali il medico è costretto a operare nel nostro Paese.

Le evidenze scientifiche non sono l’unico strumento per affrontare la complessità del malato e comprendere la sua soggettività. La medicina è cosa ben più complessa di un ragionamento clinico che si appiattisce sulla applicazione di una linea guida, quasi fosse un algoritmo implementato da un computer.

Il lavoro del medico spesso si avvilisce al desk nel prescrivere accertamenti e a registrarne i risultati. Quanto spazio riserviamo nelle visite contingentate nei tempi (8-10 min. stabiliti dai tempari aziendali) al colloquio vero, all’ascolto, all’esplorazione del vissuto emotivo, dei dubbi e delle paure dei nostri pazienti? Se il paziente ha la sensazione che il medico non gli dedichi tutto il tempo che ritiene necessario è portato a cercare altre strade, spesso suggestive, più semplici e immediate.

Nella “sanità del budget” la figura e il ruolo del medico si vanno via via sbiadendo e allora non possiamo stupirci se nella “democrazia dell’ignoranza” – dove uno vale uno a prescindere dalle competenze e dalla preparazione scientifica – il saccente di Google non ha coscienza della propria stupidità.

Michele Valente
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza