Editoriale del Presidente - aprile 2018

Una sanità pubblica senza Medici?


Le cronache di questi giorni riportano che molti medici della nostra Regione hanno scelto di andarsene dalla Sanità Pubblica.

È quasi un bollettino di guerra, con “perdite” importanti dovute alla scelta di tanti colleghi che preferiscono licenziarsi dagli ospedali per andare a lavorare nel privato accreditato oppure in pensione. Una fuga che coinvolge tutte le aziende sanitarie del Veneto, sintomatica di un malessere diffuso dovuto a organici in costante diminuzione, a orari di lavoro difficilmente sostenibili, a riposi inesistenti e, come non bastasse, crescenti episodi di aggressione da parte di pazienti che sfogano la propria rabbia sul Medico costretto a metterci la faccia e a pagare lo scotto delle inefficienze del sistema.
Anche la nostra provincia non è immune da questo fenomeno, la cui causa principale va ricercata nell’ applicazione spinta del modello aziendalista. Le riforme avviate con il D.Lgs. 502/92 e i successivi 517/93 e 229/99, hanno introdotto, nell’ottica del contenimento della spesa, metodi e meccanismi di carattere manageriale che pian piano hanno portato alla sostituzione degli obiettivi di salute con obiettivi di carattere squisitamente economico.

Con l’aziendalizzazione, così come è stata applicata nella Sanità, l’efficienza ha sostituito l’efficacia: in sostanza l’introduzione di criteri, metodi e tecniche di gestione manageriale aziendali ha generato solo obiettivi economici a scapito della dimensione umana e del diritto alla salute come bene inalienabile.
Questo modello aziendalista investe direttamente il ruolo del medico perché nella Sanità intesa come impresa, le prestazioni sanitarie vengono equiparate alla produzione delle merci. Il medico diventa fornitore di beni e il cittadino un cliente consumatore. Le relazione fiduciaria Medico-Paziente si trasforma in un rapporto fornitore-cliente. In questa crisi del rapporto con il Paziente, il medico perde autonomamente autorevolezza e diventa detentore di un sapere “da scaffale” dove il paziente consumatore è libero, come in un supermercato, di servirsi. Ed è in questa crepa culturale che vede il medico non più autorevole, che si insinuano la relativizzazione del pensiero scientifico e delle terapie validate dalla scienza, la medicina fai da te e il dottor Google di cui tanto si parla.

Le Aziende sanitarie e le Regioni hanno mancato troppi bersagli, rivelandosi più uno strumento di controllo contabile che di sviluppo di energie produttive. Alcuni studiosi sostengono che il modello aziendalista della Sanità sia finito o per lo meno sia in fase terminale perché invece di rendere il sistema più efficiente, lo ha reso sempre meno competitivo oltre ad aver prodotto distorsioni e diseguaglianze.
Il contenimento della spesa deve essere un vincolo, non il fine dei servizi. L’efficacia deve ritornare a essere la finalità del SSN e per i noi Medici il raggiungimento di obiettivi di salute deve restare l’unica finalità delle nostre azioni.

Tutti noi abbiamo studiato e continuiamo a studiare per fare al meglio la nostra professione per guarire la gente ma sempre più spesso ci troviamo a fare “un altro lavoro”, oppressi dalla burocrazia, vincolati dal budget, timorosi di richieste risarcitorie.

Come dar torto a chi se ne va? A curare i pazienti ci pensino i manager!


Michele Valente
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza