"Stetoscopio" 11/07/2017

Aumentano i medici stranieri e quelli italiani vanno all’estero

Dovremmo essere soddisfatti per le dichiarazioni del Direttore Generale della Sanità del Veneto, Domenico Mantoan, al Convegno tenutosi nei giorni scorsi nella sala convegni di Assoartigiani, ma non è così. E’ semmai aumentato il senso di frustrazione che proviamo da tempo nel denunciare inutilmente le magagne del nostro Sistema Sanitario e nel lanciare allarmi che cadono puntualmente nel vuoto.

Mantoan, considerato tra i migliori esperti del settore, ha riconosciuto ciò che tutti sappiamo e da queste colonne andiamo denunciando da anni.

Anche lui ha visto che il re è nudo! Che mancano medici e infermieri negli ospedali e che 600mila vicentini rischiano tra breve di rimanere senza medico di famiglia perchè non vi sono ricambi per quelli che andranno in pensione entro il 2020.

Mantoan ha ripetuto le doglianze del Presidente Zaia contro il ministro Lorenzin che ha ridotto il numero di ingressi ai corsi di specializzazione di Medicina e Chirurgia nelle Università di Padova e Verona, limitando a 4000 in tutta Italia le borse di studio per le specializzazioni. Il ministro, ha detto il DG della Sanità del Ve- neto, “dovrebbe affrontare quest’emergenza con lo stesso furore messo per la questione dei vaccini. Ma nessuno ci ascolta.” In effetti non si può non essere d’accordo con Zaia quando denuncia che “se il Miur non cambia metodo e strategie e continua a tagliare la possibilità di accesso alla Facoltà e i contratt di specializzazione nelle Scuole di Medicina, dovremo importare medici dall’estero”.

“Andremo a prenderli dal Bangladesh”, ha ironizzato ma non troppo Domenico Mantoan.

C’è poco da scherzarci sopra, perchè in Italia di medici e infermieri stranieri ce ne sono già 55mila, ai quali vanno aggiunti 2500 farmacisti, 3500 fisioterapisti e 500 psicologi. Sono arrivati dall’Est Europa, dall’Africa, dal Sud America, dal Libano, dalla Giordania.

Non volendo essere sciovinisti e nel rispetto delle professionalità di chi si è guadagnato una laurea in altri Paesi, si potrebbe pensare che, alla faccia della Lorenzin, i problemi di organico dei medici italiani che operano nella Sanità Pubblica li potremo risolvere grazie all’apporto di quelli stranieri.

Non è così.

Infatti la maggior parte di loro non possono partecipare ai concorsi pubblici perchè non hanno la cittadinanza italiana e quindi lavorano nelle strutture private. Quei privati che tanto piacciono alla Lorenzin, che ottengono pingui finanziamenti anche dalle Regioni, che hanno un giro d’affari di miliardi, tanto da avere attirato l’interessata attenzione persino di Finanziarie cinesi sempre a caccia di buoni investimenti.

Povera Italia, dove ammalarsi sta diventando un lusso per i troppi italiani poveri!

Visite col tassametro e medici a cottimo

Si parla spesso di “fuga di cervelli” italiani all’estero in contrapposizione all’ “invasione” di migranti economici che sbarcano sulle nostre coste con la fattiva collaborazione di navi di misteriose Ong. All’enfasi e ai titoloni a effetto, nell’epoca dell’in- formazione globalizzata e a scottadito, siamo ormai abituati e abbiamo imparato a fare dei distinguo. Fino a qualche anno fa avremmo considerato un titolo di vanto che tanti giovani italiani venissero richiesti all’estero per la loro preparazione e capacità. Oggi non è più così perchè sono troppi i nostri ragazzi che escono dall’I- talia alla ricerca di un’ occupazione che da noi non riescono a trovare: non sono tutti “teste d’uovo” ma operai, pizzaioli, artigiani, infermieri, neodiplomati e anche giovani medici che non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro del nostro Paese.

Quello dei medici che espatriano è un fenomeno strisciante, che non richiama l’attenzione del- la stampa, ma sono in costante aumento coloro che chiedono di essere cancellati dagli Ordini perchè hanno accettato un’offerta dall’estero. Le motivazioni sono le più diverse ma quando si tratta di medici strutturati già inseriti all’interno di Unità operative ospedaliere, scatta un segnale d’allarme.

Perchè se ne vanno? Per motivi economici? Anche per questo ma la motivazione più profonda e determinante, come ha avuto modo di sfogarsi una giovane e valida collega, è che “non riesco a fare il medico secondo le mie aspettative e il sentimento che mi ha spinta a scegliere questa professione. In Germania guadagno di più ma quello che conta è che vengo rispettata per il mio lavoro, per come lo svolgo e non per quanti pazienti tratto in un giorno o per il numero di Risonanze o Tac che reputo necessarie richiedere”.

Parole dure come macigni che nella loro cruda chiarezza fotografano una realtà tutta italiana, dove non esiste più il “medico” ma il “produttore di salute”, dove la qualità delle prestazioni non è un metro di giudizio perchè ciò che conta per i Direttori Generali, nominati dalla politica, è il budget.

Così, per aumentare “la produzione”, è invalsa la regola di imporre una ferrea tempistica per le prestazioni mediche. Dopo il Veneto, primogenitura di cui non andare orgogliosi, è arrivato il Lazio: 20 minuti per visita neurologica, 5 per un’elettromiografia, 15 per elettrocardiogramma, 20 per una visita oncologica.

Si sta imponendo una Sanità col tassametro e con i medici “cottimisti”!

Come dare torto a chi sceglie di emigrare per svolgere con dignità e coscienza la professione medica?