"Stetoscopio" del 10/10/17

Vogliamo una buona sanità? Dobbiamo rispettare chi la fa


Acque sempre più agitate in Regione dal comparto sanità. A dirla tutta sembra quasi che le brutte figure se le vadano a cercare anche per quel tot di presunzione, propria di chi è convinto di sapere tutto e di non sbagliare mai. Per Zaia (ma soprattutto per i suoi poco accorti consiglieri) le ultime settimane sono state un vero e proprio calvario: dopo la disastrosa retromarcia sui vaccini è arrivata un’altra doccia fredda dal Consiglio di Stato che ha annullato la raccomandazione regionale ai medici ospedalieri che “sconsigliava” l’utilizzo di alcuni farmaci oncologici per la cura del carcinoma ovarico e mammario. Medicine regolarmente autorizzate dall’Agenzia italiana del farmaco e rientranti nei LEA ma che il Veneto ha reputato meno convenienti per il rapporto costi/benefici. Questione di soldi, insomma. Sull’Azienda Zero si vanno ammassando nubi sempre più minacciose da parte dei sindacati sui “dirottamenti” di personale e sulle diversità di trattamento economico, mentre continua a rimanere misterioso il vero scopo di questa nuova struttura che in pratica esautora i Direttori Generali di molte funzioni per accentrarle nelle mani dei responsabili dell’Azienda Zero. Quasi un nonsenso politico mentre infuria la battaglia referendaria per ottenere una maggiore autonomia dal potere centrale di Roma!


“Caro Zaia, la salute mentale non va dimenticata”, così inizia la lettera aperta del coordinatore della sezione veneta della Società Italiana di Psichiatria, che denuncia come nel Veneto – per l’assistenza a oltre 70mila pazienti - i fondi per questo settore previsti dal piano socio-sanitario siano del 5% inferiori alla media nazionale. Il che aumenta il disorientamento e le preoccupazioni degli psichiatri perché “ancora una volta la Regione Veneto mostra di considerare le persone con disturbi mentali cittadini di serie B”.
Un altro motivo di scontro tra medici e politica regionale che si va profilando.


Per continuare con una “terminologia bellica”, il vero “fronte caldo” della Regione è con i medici di medicina generale. Ormai è muro contro muro. Invece di un sereno confronto sulle problematiche sollevate dai medici (eccesso di burocrazia, professionisti trasformati in impiegati tecnici, carenza di posti letto, medicine di gruppo che non decollano, ospedali di comunità di là da venire, etc.) lo scontro è diventato politico - minoranza contro maggioranza in Consiglio regionale - e quindi i toni si vanno inasprendo, tanto che da una parte si promettono denunce per minacce e dall’altra si risponde con l’ipotesi di uno sciopero degli ambulatori. Che tristezza!
E che pena leggere che lo stupro subito da una dottoressa, mentre prestava servizio notturno alla Guardia Medica di un ospedale in provincia di Catania, è stato considerato un “incidente sul lavoro”.
Ma di che lavoro stiamo parlando? Lo ha descritto, con grande dignità, la dottoressa aggredita. “Quello della sicurezza è solo la punta dell’iceberg. Noi medici abbiamo perso la dignità. La nostra professione è stata snaturata, è diventata una cosa che non è più essere medico, è soffocata dall’affanno di evitare denunce, di seguire pedissequamente i protocolli. Sfugge un concetto fondamentale: noi dobbiamo curare le persone”.
È questo il punto fondamentale che sfugge alla politica, nazionale e regionale: la buona sanità la fanno i medici e se si vuole tutelare la salute pubblica è necessario tutelare chi la assicura. Non solo dai pericoli di aggressione (sempre più numerosi) ma soprattutto rispettando il ruolo e fornendo risposte adeguate alle legittime esigenze di chi quotidianamente, tra sempre crescenti difficoltà, si batte per difendere la salute dei cittadini.

 

Dobbiamo sentirci in colpa di diventare vecchi?


Non è una notizia nuova ma la scorsa settimana è stato certificato dall'Istat che l'Italia ha la popolazione più vecchia dell'Europa con il 22,4 per cento di cittadini oltre i 65 anni e di questi il 6,8 con un'età che supera gli ottanta. A fronte di questa realtà il Governo e le Regioni, per rispettare i vincoli della spending review, si sono accordati per l'ennesimo taglio sia al fondo per l'autosufficienza (50 milioni in meno) sia a quello per le politiche sociali che ne perde più di 210.
Un preclaro esempio di miopia politica che va a ricadere pesantemente sulla parte più debole della popolazione. Sono ancora le cifre a evidenziarlo: oggi circa 3 milioni di anziani hanno limitazioni funzionali ma solo 278mila sono assistiti in strutture specializzate mentre i rimanenti 2milioni e 750mila sono a carico delle famiglie. Famiglie che spendono ogni anno circa 6 miliardi per retribuire le badanti e che sono sempre più sole e sempre più in difficoltà: secondo il Censis sono
più di 516.000 le famiglie che hanno esaurito i propri risparmi, hanno venduto le abitazioni o si sono indebitate per assistere i propri anziani non autosufficienti.
Le strutture assistenziali pubbliche coprono solo il 25 per cento delle richieste e non sono comunque alla portata di tutti. Una situazione che peggiora nelle case di riposo fuori convenzione nelle quali la retta può superare anche i 3000 euro mensili. Comuni e Regione dovrebbero farsi carico almeno del 50 per cento delle spese, con contributi che oscillano dai 26 ai 65 euro giornalieri, ma non basta. Così anche nel Veneto si stima siano oltre 40.000 gli anziani non autosufficienti o
con gravi cronicità, allettati negli appartamenti. Di questi il 18 per cento sono cronici, il 13 per cento hanno piaghe da decubito e il 16 per cento soffrono di demenza senile: tutti a carico delle famiglie e, per chi può permetterselo, delle badanti.
E le Ulss che fanno? L'assistenza infermieristica viene affidata per appalto (al ribasso) alle solite cooperative sociali che si affidano a personale per la maggior parte straniero che spesso ha difficoltà di rapportarsi con il malato e i suoi familiari.
È un altro fallimento del piano sociosanitario della Regione.
L'assessore Coletto ha assicurato in un prossimo futuro 800 posti letto in più per i cronici. L'augurio è che per una volta non si tratti del solito annuncio che poi non trova riscontro nei fatti, così come la fantomatica riforma delle IPAB, per non parlare delle proposte dei medici di medicina generale per attivare la Medicina di gruppo integrata, finora cadute nel vuoto.
La vecchiaia si accompagna spesso a malattie anche gravi, ma non può essere considerata una colpa!